DOPO I FORZITALIOTI TORNANO ANCHE I PIDIESSINI?
Il Secolo XIX di domenica
otto dicembre riporta, a pagina ventisette, uno scritto dell’assessore allo
Sport della Regione Liguria, il vendoliano Matteo Rossi.
Il lungo sproloquio del politicante arenzanese è tutto incentrato sugli effetti
che potrebbe avere l’elezione - avvenuta a larghissima maggioranza - del nuovo
segretario del Partito (sedicente) Democratico, Don Matteo Renzi.
Il Rossi propugna, con sempre maggiore convinzione, “la nascita di un nuovo partito di sinistra che torni a parlare il linguaggio dei suoi elettori”: a sentire lui dovrebbe essere un soggetto formato da: “Pd + nuovo Pds, partito democratico della sinistra”.
La domanda che bisognerebbe porsi dovrebbe essere perché mai occorrerebbe ammainare la bandiera di Sinistra Ecologia e Libertà per tornare al vecchio nome di quello che fu il primo erede del defunto partito revisionista.
Capisco che, per intercettare coloro che non potrebbero più stare nel partito guidato da Don Matteo Renzi - perché diventato apertamente troppo di destra - non li si voglia costringere ad entrare in una formazione che, lo afferma lo stesso Rossi, raccoglie il tre/quattro per cento dei voti.
Così facendo, però, si dà l’idea che sia proprio questa a calare le braghe ed a prepararsi a confluire nel progetto nato dalla malsana idea di Achille Occhetto di superare il ‘comunismo’ - in realtà il revisionismo, che aveva da decenni conquistato la testa di quel partito - e che potrebbe rivedere la luce a causa di una scissione che tutti negano ma è quanto meno plausibile.
Genova, 10 dicembre 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
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